Le nostre proposte: 10 PUNTI del nostro programma di governo

Dall’abbassamento delle tasse per tutti al 15%, all’abolizione della riforma Fornero, guarda le proposte che portiamo avanti.

Si tratta, di dieci spunti e dieci provvedimenti che andrebbero fatti con urgenza. Le nostre proposte sono: meno tasse, meno debito e meno disoccupazione. Scegliere che Italia vogliamo, SI PUÒ.
fonte: noiconsalvini.org – dall’intervista de “Il Foglio” a Matteo Salvini)

(fonte: dati CENCIS a marzo 2014)

“Siamo il terzo contribuente netto dell’Ue, pur essendo al 12° posto per Pil pro-capite: nel 2012 sono stati versati dall’Italia 16,4 miliardi di euro e ne abbiamo ricevuti indietro 10,7 miliardi, con un saldo negativo di 5,7 miliardi”.

Nel nome del “Più Europa” si sono accettati provvedimenti che hanno messo in ginocchio la nostra economia. La distruzione della domanda interna attuata con tagli e tasse aveva un solo scopo: riequilibrare la bilancia commerciale che era in costante deficit per colpa di una moneta (l’euro) troppo forte per la nostra economia.

Riducendo i consumi si sarebbe importato di meno senza impattare sulle esportazioni. L’obiettivo è stato raggiunto ma a costo di mettere in ginocchio il lavoro e la produzione. Il principio che è stato dispiegato con cinismo da un partito che osa dichiararsi di sinistra è che in mancanza di flessibilità di cambio la competitività può essere riconquistata solamente per mezzo dell’abbattimento dei costi di produzione, vale a dire con la compressione di stipendi e salari.

guarda il sito: bastaeuro.org.

La nostra politica economica sarà disegnata su di loro con interventi di forte detassazione e semplificazione normativa in modo che, insieme al recupero della sovranità monetaria, produrre in Italia diventi semplice e conveniente.

Il governo Monti – Letta – Renzi ha fatto solo l’interesse delle grandi imprese globalizzate e delocalizzate, di qui il plauso costante di Confindustria. La Lega invece è conscia che il nostro punto di forza sono le piccole medie imprese che hanno sinora resistito continuando a tentare di produrre sul nostro territorio senza delocalizzare.

Ci opporremo con forza al disegno di far diventare le banche popolari facile preda di istituti stranieri: il voto capitario, se pur strumento perfettibile, ha consentito la simbiosi banca -territorio necessaria per la prosperità di intere regioni.

La proposta è: tassazione unica al 15%; deduzione fissa di 3mila euro per ogni contribuente e per i suoi eventuali carichi familiari (per esempio papà, mamma con un figlio avranno diritto a 9mila euro di riduzione dell’imponibile).

Il costante aumento delle aliquote ha portato come risultato una costante riduzione della base imponibile con primi preoccupanti segni di calo di gettito in corrispondenza di imposizioni più elevate. Anche in questo caso l’impostazione della Lega è del tutto contraria e proponiamo una terapia shock per mezzo dello strumento della flat tax, un’unica aliquota molto bassa uguale per tutti, con una deduzione fissa su base familiare renderà dichiarare i propri redditi semplice e conveniente.

Anche i controlli saranno semplificati e velocizzati consentendo una verifica a tappeto e di fatto debellando l’evasione e l’elusione, non più giustificata vista la ragionevolezza del tributo richiesto e il timore di sanzioni pesantissime. La maggiore contribuzione dei “ricchi” recuperati dall’area grigia dell’elusione consentirà lo sgravio per tutti come sempre accaduto ogni volta che questo sistema è stato adottato.

La politica dei tagli di spesa in recessione ha portato solo più disoccupazione e più recessione con la conseguenza di far crescere (invece che calare) i rapporti di debito e di deficit sul Pil, vanificando così ogni sforzo. Spendere per il gusto di farlo però sarebbe una follia dato che la spesa italiana è largamente inefficiente. Occorre sostituire il sussidio alle regioni arretrate (che provoca le enormi disparità di costo a parità di prestazione) con spesa produttiva, in modo da creare lavoro vero. In attesa del rilancio “naturale” dell’industria con il recupero della sovranità monetaria si potrebbero creare fabbriche e coltivazioni mirate alla produzioni di beni esclusivamente importati da paesi extra Ue. In quest’ottica rientrerà anche (come extrema ratio) l’eventuale nazionalizzazione di imprese strategiche e/o produttrici di beni richiesti dal mercato ma momentaneamente in crisi per colpa dell’Unione Europea. In pratica si otterrebbe creando lavoro quello che Monti ottenne distruggendolo.

I governi Monti, Letta e Renzi hanno attuato politiche pro cicliche che hanno creato disoccupazione. In recessione l’austerità è suicida. I trattati europei (Fiscal Compact in primis) devono essere subordinati alla sostenibilità economica e alla priorità della ricerca della massima occupazione, esattamente come recitano i mandati di banche centrali che agiscono in cooperazione con il governo come ad esempio la Federal Reserve. Lo stato deve pertanto essere in grado di poter avere flessibilità di bilancio (meno tasse o maggior deficit) qualora l’economia risulti in recessione e il tasso di disoccupazione sia superiore alla disoccupazione fisiologica. A tal proposito abbiamo già provveduto a depositare un emendamento alle leggi di modifica costituzionale attualmente in discussione perché sia sancito il predominio delle necessità economiche dello stato rispetto a qualsiasi trattato europeo.

Il primo “regalo” di Monti fu la legge Fornero e quindi dev’essere una delle prime cose ad essere spazzata via. Un sistema previdenziale che diventa contributivo ma al contempo lascia i lavoratori privi di un lavoro e della pensione è assurdo, barbaro e deve essere abolito. Il concetto stesso di pensione contributiva dovrebbe comportare la possibilità di andare in pensione a qualsiasi età, ovviamente con una pensione corrispondente ai contributi versati e attualizzata all’aspettativa di vita. In buona sostanza in ogni momento il cittadino deve essere libero di poter riavere i propri contributi scegliendo se ottenere un assegno basso ritirandosi dopo meno anni lavorativi oppure una pensione più elevata lavorando più a lungo. Evitare il forzato mantenimento al lavoro di persone in avanzata età aiuterebbe anche il necessario ricambio generazionale. In nessun caso un lavoratore può essere “esodato” senza stipendio e senza pensione.

Mentre il Pd manda Gianni Pittella in missione con lo scopo di accelerare le trattative sul trattato di apertura transatlantica dei mercati nessuno ha informato delle conseguenze che una simile pazzia potrebbe avere. Spalancare ulteriormente l’Italia alla concorrenza estera mentre la nostra industria, la nostra agricoltura e il nostro allevamento sono in ginocchio significherebbe dare il colpo di grazia alla nostra economia. Entrare in aree di libero scambio sempre più grandi, con lo svantaggio di una moneta artificialmente sopravvalutata per la nostra economia e, per di più, demandando ad altri le autorità di controllo e sorveglianza equivale a mettere a nuotare i nostri figli in una piscina piena di coccodrilli. Rimanderemo al mittente qualsiasi proposta di mutualizzazione del debito usando garanzie reali utili solo ai creditori esteri secondo lo schema previsto dall’European Redemption Fund.

Il Pd preme per l’azzeramento degli enti locali in Italia, la cessione di sovranità a Bruxelles e l’annegamento globalista in un mondo dominato dalle grandi multinazionali rese “competitive” dalla mano d’opera a basso prezzo incoraggiata ad invaderci con “mare nostrum” e frontiere aperte. Noi, anche qui, vogliamo l’esatto contrario. È nella diversità, nelle tradizioni e nelle autonomie locali Italiane la vera ricchezza. Siamo per uno stop all’immigrazione incontrollata in assenza di domanda di lavoro e per la valorizzazione e la responsabilizzazione degli enti locali e delle autonomie come strumento di conservazione e tutela delle diversità del nostro territorio e delle nostre culturetradizioni che saranno la nostra ricchezza una volta ristabilita la normale competitività delle diverse valute.

Monti, Letta e Renzi hanno affrontato l’aumento della disoccupazione inseguendo i beni dei cittadini con gabelle assurde inventate con la scusa di “trasferire le tasse dal lavoro alle cose”. In realtà questo sistema si è rivelato semplicemente un furto permanente e un modo di far pagare anche i disoccupati. Il principio che proponiamo è molto semplice: non può esserci tassa in assenza di reddito. Pertanto cercheremo metodi per superare tutte le imposte (tranne quelle sul consumo) che possano gravare anche su chi non ha redditi quali ad esempio: Irap, bollo sui risparmi, studi di settore, acconti Iva ecc. ecc. Anche in questo caso occorrerà ribadire i principi costituzionali di tutela del risparmio e di tassazione legata alla capacità contributiva di ciascuno, intesa giocoforza come esistenza di reddito tassabile.

Mentre tutti sembrano stoltamente applaudire a Tsipras che pretende di mantenere in vita l’euro e al contempo di vedersi condonati o “ristrutturati” i debiti, in pratica proseguendo un meccanismo assistenziale in Italia ben noto e in cui alcuni sussidierebbero altri in perpetuo noi dovremo prepararci a soluzioni opposte anche quando avremo riconquistato la nostra sovranità. Il “sistema Tsipras” prevede che l’Italia si ritrovi nella paradossale situazione di essere uno stato in crisi e danneggiato dall’euro e dall’Europa ma, nonostante ciò, essere finanziatore di altri stati e dei loro creditori privati. Noi proponiamo un sistema dove nessuno debba pagare per altri e dove ognuno possa essere competitivo con le proprie forze con sistemi di aggiustamento diversi dalla disoccupazione e dalla miseria. Pertanto dopo un iniziale ritorno allo status quo pre euro, necessario per rimettere in piedi il tessuto industriale del nord Italia con l’ aiuto di una valuta più leggera, occorrerà pensare a meccanismi di flessibilità (come ad esempio due monete) per riequilibrare la competitività del sud esattamente nello stesso modo in cui si cerca il recupero della competitività italiana verso la Germania.

Salvini segretario (2013-attuale)

Nel dicembre 2013 viene eletto segretario Federale della Lega Nord, Matteo Salvini, nel congresso del movimento tenutosi al Lingotto di Torino.

Agli inizi della primavera del 2014 venne lanciata dalla Lega Nord la raccolta firme per cinque referendum, che riguardano l’abrogazione delle leggi Merlin e Mancino e della riforma delle pensioni Fornero e l’abolizione dei concorsi pubblici per gli immigrati e delle prefetture. Il 25 giugno vennero depositate in Cassazione 3 milioni di firme raccolte a sostegno dei cinque referendum, di cui 570.000 per il solo quesito sulla legge Fornero. Tale referendum fu l’unico ad ottenere le 500 mila firme necessarie, ma non si andò mai alle urne a causa della bocciatura della Corte Costituzionale, avvenuta nel gennaio successivo.

Il successo alle Europee e alle Regionali in Emilia-Romagna

Alle Elezioni europee del 2014 la Lega Nord ottiene il 6,2% dei voti, eleggendo cinque europarlamentari al

Parlamento Europeo: Mara BIZZOTTO, Mario BORGHEZIO, Gianluca BUONANNO, Matteo SALVINI, Lorenzo FONTANA. La Lega di Matteo Salvini stringe un’alleanza con il Front National di Marine Le Pen con cui condivide gli ideali di abbandonare la moneta unica Euro per riacquistare la sovranità monetaria andando così a formare il Movimento per un’Europa delle Nazioni e della Libertà, a cui si aggiunge il Partito delle Libertà Austriaco. Alle Elezioni regionali del 23 novembre, la Lega raggiunge in Emilia Romagna, con il candidato governatore Alan Fabbri, il 19,4% dei consensi, divenendo secondo partito e doppiando Forza Italia.

Il 19 dicembre 2014 Salvini fonda il Noi con Salvini come controparte della Lega Nord nel Centro e Sud Italia. Ad esso hanno aderito il deputato siciliano Angelo Attaguile e il senatore Raffaele Volpi, pur rimanendo nei rispettivi gruppi della Lega Nord alla Camera e al Senato.

Il 28 febbraio 2015 Salvini organizza a Roma in piazza del Popolo una manifestazione contro Matteo Renzi, cui prendono parte Fratelli d’Italia e CasaPound, alla quale partecipano 100 mila persone.

Ad aprile inizia la campagna elettorale per le regionali: in Veneto viene ricandidato il presidente uscente Luca Zaia, sostenuto anche da FI e FdI mentre in Toscana si presenta Claudio Borghi, appoggiato anche da FdI. In Liguria in un primo momento viene proposto il consigliere Edoardo Rixi, ma a seguito del sostegno degli azzurri a Zaia in Veneto la Lega sostiene il forzista Giovanni Toti assieme al resto del centro-destra. In Puglia viene presentata la lista Noi con Salvini in coalizione con FI a sostegno di Adriana Poli Bortone. Nelle Marche la Lega sostiene Francesco Acquaroli, sindaco di Potenza Picena ed esponente di FdI, mentre in Umbria assieme al resto del centro-destra appoggia il sindaco di Assisi Claudio Ricci. In Campania non presenta nessuna lista in base ad un accordo nazionale con Forza Italia.

Le Regionali del 2015

Il 31 maggio sono risultati vincitori Luca Zaia (riconfermato con il 50% dei voti, di cui oltre 23% della Lista Zaia Presidente, un 17,8% della Lega Nord, che nelle precedenti regionali del 2010 aveva ottenuto il 35,2%) e Giovanni Toti (34%, di cui il 20,3% ottenuti dalla Lega Nord, un raddoppio rispetto alle precedenti regionali del 2010 in cui aveva ottenuto il 10,2%). Nelle altre regioni ottiene buoni risultati: in Toscana risulta essere secondo partito con il 16,2% dei voti (rispetto al 6,8 delle precedenti regionali del 2010), in Umbria raggiunge il 14% (nel 2010 era ferma al 4,3), nelle Marche, dove nel 2010 la Lega aveva ottenuto il 6,3%, ha raccolto il 13% delle preferenze. In Puglia, dove Noi con Salvini si è presentato per la prima volta, ha raccolto il 2,3%.

In Toscana vengono eletti i Consiglieri Regionali: Claudio Borghi, Manuel Vescovi, Jacopo Alberti, Elisa Montemagni, Marco Casucci, Roberto Salvini.

Nasce la Lega Nord

La Lega Nord, è un partito politico italiano nato dall’unione di sei movimenti autonomisti regionali del nord Italia: Lega Lombarda, Liga Veneta, Piemont Autonomista, Union Ligure, Lega Emiliano-Romagnola e Alleanza Toscana.

Il partito, giornalisticamente noto come il Carroccio, è attivo soprattutto nell’Italia settentrionale, ma è presente anche in alcune regioni del Centro e in Sardegna.

Fondatore e per oltre 20 anni segretario federale è stato Umberto Bossi, dal 5 aprile 2012 presidente federale. Nel 2012 a Bossi è subentrato Roberto Maroni. Dal 15 dicembre 2013 il segretario del partito è Matteo Salvini.

Da alleanza a confederazione (1983-1990)

Alle elezioni amministrative del 1983, la Liga Veneta, partito regionalista del Veneto, elegge un deputato, Achille Tramarin, e un senatore, Graziano Girardi. Alle successive elezioni del 1987 un altro partito regionalista, la Lega Lombarda, attiva nel territorio della Lombardia, ottiene rilevanza nazionale con l’elezione del leader Umberto Bossi in Senato. Nel 1989, alle elezioni europee di giugno, i due partiti, assieme ad altri movimenti regionalisti, si presentano sotto il nome di «Lega Lombarda – Alleanza Nord». Il cartello elettorale ottiene l’1,8% dei voti.

Il 4 dicembre 1989 nasce ufficialmente il Movimento Lega Nord: a Bergamo vengono sottoscritti davanti ad un notaio l’atto costitutivo e lo statuto. Il nuovo soggetto politico confederale riunisce in modo definitivo le seguenti forze politiche:

Lega Lombarda di Umberto Bossi, Franco Castellazzi e Francesco Speroni;

Liga Veneta di Franco Rocchetta e Marilena Marin;

Piemònt Autonomista di Gipo Farassino;

Union Ligure di Bruno Ravera;

Lega Emiliano-Romagnola di Giorgio Conca e Carla Uccelli;

Alleanza Toscana di Riccardo Fragassi.

In seguito la Lega crea delle sezioni regionali nelle province autonome di Trento e Bolzano, in Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Umbria e Marche. In poco tempo gli altri partiti italiani iniziano a considerare la Lega come un autentico avversario.

I leghisti passano alle contestazioni e risponderanno con un proprio raduno a Pontida il 25 marzo dello stesso anno: il primo di una lunga serie di raduni (solo nel 2004, perché Bossi era gravemente malato, nel 2006 e nel 2012 non presero luogo).

Il 1º maggio 1990 il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga allude alle leghe.

La fusione definitiva e i primi successi elettorali (1991-1993)

Nei giorni 8-9-10 febbraio 1991, al I° Congresso della Lega Lombarda, tenutosi al Centro Congressi dell’Hotel Ripamontidue di Pieve Emanuele, viene approvata la confluenza nella Lega Nord.

Alle elezioni politiche del 1992, celebrate nel mezzo dello scandalo di Tangentopoli, la Lega Nord, con l’8,6% alla Camera e l’8,2% al Senato dei voti a livello nazionale, ottiene 80 parlamentari, di cui 25 senatori e 55 deputati. Bossi e i suoi parlamentari festeggeranno un mese dopo per tre giorni il successo elettorale a Pontida.

Elezioni politiche 1994: la prima breve stagione al governo

In occasione delle elezioni politiche 1994, le prime celebrate col sistema maggioritario, quando ancora il Paese vive una situazione di transizione dal sistema della Prima Repubblica a quello del bipolarismo, la Lega si allea con Silvio Berlusconi, entrato in politica fondando il movimento di Forza Italia e organizzando in breve tempo una coalizione di centrodestra. Il governo è destinato a durare in carica soltanto pochi mesi.

Il ritorno col centrodestra: nasce la CdL e vince le Politiche 2001

Tra il 1999 e il 2000 la Lega si avvicina nuovamente alla coalizione di centrodestra, rinsaldando i rapporti con Silvio Berlusconi e il suo partito, Forza Italia. La nuova alleanza tra Lega, Forza Italia, AN e centristi, che viene chiamata Casa delle Libertà, muove i primi passi già alle elezioni regionali del 2000, quando la Lega, alleata della CdL, conquista posizioni di rilievo nelle giunte regionali e locali; il successo della CdL provocherà le dimissioni del Governo D’Alema II.

Il Referendum costituzionale del 2006

Fra 18 ottobre 2004 e il 16 novembre 2005 il Parlamento dà i quattro sì necessari per modificare la Costituzione e introdurre la devolution, cioè la devoluzione alle regioni della potestà legislativa esclusiva in materia di organizzazione scolastica, polizia amministrativa regionale e locale, assistenza e organizzazione sanitaria, riforma fortemente voluta dalla Lega. Tuttavia l’approvazione è avvenuta a maggioranza semplice e questo obbliga la maggioranza a indire un referendum confermativo.

Il secondo referendum costituzionale, dopo quello del 2001 sulla riforma del Titolo V, si tiene così il 25 e 26 giugno 2006 e a questo partecipa il 52,3% degli aventi diritto. La maggioranza dei voti risulta di parere contrario alla riforma costituzionale. In sole due regioni, Lombardia e Veneto, i sì prevalgono sui no. Il progetto federalista della Lega subisce così una battuta d’arresto. Bossi ammetterà di essere «un po’ deluso da questa Italia che fa un po’ tristezza»

Politiche 2008: il ritorno al governo

Alle elezioni politiche del 2008 la Lega partecipa alla coalizione del centro-destra con Il Popolo della Libertà e il Movimento per l’Autonomia, candidando ancora una volta Berlusconi a Presidente del Consiglio. Il partito di Bossi ha presentato le proprie liste e il proprio simbolo tuttavia esclusivamente nelle regioni del Centro-Nord: Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Marche e Umbria.

Al voto, la Lega ha ottenuto un risultato di rilievo, partecipando in maniera decisiva alla vittoria del centro – destra e ottenendo l’8,30% alla Camera e l’8,06% al Senato, in netto rialzo rispetto alle precedenti votazioni.

Caduta del IV governo Berlusconi e passaggio all’opposizione

Successivamente alle dimissioni di Silvio Berlusconi dell’autunno 2011, la Lega è contraria a qualsiasi governo tecnico, chiedendo il ritorno alle urne. Alla nascita del Governo Monti la Lega, contrariamente agli ex alleati del Popolo della Libertà, si colloca fin dal primo istante all’opposizione di tale governo: infatti la Lega è stata l’unico partito del Parlamento a votare contro la fiducia d’insediamento del tecnico Mario Monti.

Elezioni politiche del 2013, opposizione al governo Letta

Alle elezioni politiche del 2013 la Lega decide di correre in coalizione col Popolo della Libertà con Berlusconi capo coalizione presentandosi insieme alla Lista 3L, partito politico guidato dall’ex ministro Giulio Tremonti, uscito nel 2012 dal Popolo della Libertà e ex ministro dell’economia in governi guidati da Silvio Berlusconi.

Questa tornata elettorale vede il partito ottenere a livello nazionale il 4,08% per l’elezione della Camera dei Deputati e il 4,33% per il Senato.